Il senso di sè si costituisce con ciò che l’altro ci rispecchia

Il senso di Sé si sviluppa nei primi istanti di vita grazie al rapporto con l’altro.

L’immagine che ognuno ha di se stesso si basa sull’immagine che gli altri ci rimandano di noi.

Il primo contatto visivo che il neonato ha è con la madre.

Fino a quando il bambino non raggiungerà un’indipendenza relazionale dalla madre (sempre che lei lo stimoli verso questa direzione) non saprà riconoscersi come Altro dallo sguardo della madre.
Una madre che presta attenzione al contatto visivo con il figlio gli offre un’immagine di sè diversa dalla madre che non riesce a contenere il bambino ed accoglierlo con i propri occhi.

Il bambino che può guardare il volto della madre come si fa con uno specchio, riceve indietro dagli occhi di lei l’immagine di sé stesso.
Questa restituzione costituisce per il bambino, da un punto di vista psichico ed emotivo, il nucleo del suo sé, su cui svilupperà la sua personalità.
Ma uno specchio per restituire l’immagine a chi guarda deve essere in grado di rifletterla: gli specchi appannati, impolverati o deformi non sono in grado di rendere l’immagine così come la ricevono.

La ferita del non essere stati visti

Alcuni di noi possono aver fatto l’esperienza di non essere stati visti o di aver guardato senza aver visto.
Una madre che mentre allatta il proprio figlio è impegnata in altre cose, o è triste, o arrabbiata potrebbe guardarlo con occhi assenti o vitrei o non guardarlo affatto, evitando così di contenere lo sguardo del figlio.

Le conseguenze possono essere tante, tra cui:

  • Incapacità di saper mettere sani confini tra sè e l’altro;
  • Dipendenze emotive;
  • Atteggiamenti evitanti e simbiotici nelle relazioni;
  • Capacità creativa atrofizzata;
  • Atteggiamento bisognoso alla ricerca di riavere qualcosa di sè dall’ambiente esterno.
Cosa ti succede mentre guardi negli occhi un’altra persona?
Quanto rimani in contatto con te stesso senza perderti nella tua emotività o nella dimensione mentale?
Quanto sei concentrato sull’altro e su ciò che potrebbe pensare o vedere in te?”

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