Intimità e Sessualità

Che l’anima che con gli occhi può parlare, anche con lo sguardo può baciare.
Gustavo Adolfo Bécquer

L’intimità di coppia e la vulnerabilità

Niente come una relazione ci mostra dove siamo congelati e chiusi, dove facciamo fatica a entrare in contatto, dove abbiamo più paura e rifiutiamo di accettare la realtà. Niente altro ci porta così velocemente alla superficie le nostre ferite profonde.

Quando all’interno di una relazione tendiamo a chiuderci è perché le ferite emotive dell’altra persona hanno attivato ferite nostre che non possiamo tollerare.
Allo stesso modo quando ci congeliamo e non sentiamo più nulla per l’altra persona, quando le emozioni svaniscono e il sentimento pare scoppiare come fosse una bolla di sapone, stiamo evitando di sentire il dolore delle vecchie ferite.
Ogni volta che mi congelo o mi chiudo nei confronti di qualcuno, è un’occasione per  guardare in faccia la mia vulnerabilità e vedere dove sono chiusa o congelata nei confronti di me stessa.
[Leggi l’articolo sulle risposte difensive di lotta, fuga e congelamento].

La volontà di guardare in faccia la mia chiusura è la chiave che mi permette di restare aperta tanto con me stessa quanto con colui che scatena la mia reazione.

intimità-vulnerabilità

La consapevolezza della rispettiva vulnerabilità aiuta la relazione a diventare più profonda e più intima. Perché è proprio la vulnerabilità la via di accesso alle parti più preziose di noi stessi, ai tesori della nostra anima e al cuore dell’intimità.

L’intimità (che cos’è l’intimità?) si costruisce sulla sensazione di essere apprezzati e accettati dall’altro così come siamo. Qualunque cosa accada.
Si fonda sul senso di sicurezza, confidenza, disinvoltura nello stare insieme. Siamo in intimità quando ci sentiamo liberi di scoprire come ci sentiamo, di dire ciò che pensiamo e proviamo. Quando godiamo della forza di essere vulnerabili e lasciamo la porta aperta senza paura che l’altro ne approfitti.

L’intimità con un’altra persona si crea con-dividendo il tempo. Conversando, respirando il silenzio, ridendo, passeggiando accanto, facendo cose insieme o non facendo nulla, accarezzandosi, baciandosi, guardandosi negli occhi. Quando basta uno sguardo per capirsi e noi in quello sguardo troviamo qualcosa di così grande da non poter essere racchiuso con le parole, allora siamo intimi.

Ci può essere intimità senza coinvolgimento fisico. E si può fare sesso in modo appagante senza intimità.
Intimità è in sé molto più del sesso. Il sesso è un ingrediente che aiuta a costruire l’intimità, ma non è l’unico componente.

I Tre livelli del Sesso

Nel libro “Sesso e Intimità” (di cui consiglio la lettura) Krishnananda e Amana individuano tre livelli diversi di sessualità.
Li riporto, sintetizzando, nel testo che segue.

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Primo livello, lo strato protettivo

Il primo livello, rappresentato dal cerchio più esterno, rappresenta lo strato di protezione e di difesa, le strategie di controllo, fuga, lotta, manipolazione, possesso, le pretese, le aspettative, le idealizzazioni, le dipendenze.
In poche parole tutto ciò che ci distrae dal sentire.
Il sesso di livello uno è fatto di passione, energia, eccitazione e si concentra sul raggiungimento dell’orgasmo. È la fase in cui si esplorano diversi modi di vivere la sessualità, senza provare sensi di colpa, vivendo in leggerezza e godimento il proprio piacere.
Esiste uno svantaggio nel sesso di livello uno. Se tutta l’attenzione è focalizzata sul piacere e sull’orgasmo c’è poco o nessun spazio per lasciar emergere la vulnerabilità.
La vulnerabilità può causare timori, disfunzioni, contrazioni e ciò potrebbe male influire sulla prestazione, che in questo livello è fondamentale.
Così, per evitare di sentire la vulnerabilità si rischia di compensare cercando prestazioni sessuali sempre più soddisfacenti o numerose o performanti. Con questa modalità la sessualità rischia di causare disconnessione. Il sesso diventa oggettivo, completamente privo di un intimo e profondo contatto con il partner ma sempre eccitante e stimolante.
In sintesi, il sesso di livello uno ci protegge e ci isola dalla vulnerabilità.

Secondo livello, lo strato della vulnerabilità

Il secondo livello, rappresentato dal cerchio intermedio, rappresenta la nostra vulnerabilità ferita: le paure e le insicurezze.
Include la paura dell’intimità (clicca qui per leggere l’articolo sulla paura dell’intimità), dell’abbandono o del sentirsi inghiottiti, dell’invasione, della mancanza di rispetto. La paura di esprimersi, di venire umiliati, giudicati o di rimanere soli.
Questo è lo strato in cui possono emergere i nostri traumi (che cos’è un trauma?) ma anche la nostra innocenza, la fiducia ferita e i nostri desideri di amore.
Quando iniziamo a diventare più vulnerabili nel fare l’amore, cominciamo a sentire il bisogno di una connessione più profonda con il partner. Quindi da una parte proveremo il desiderio di entrare in intimità con il partner, di connetterci al suo cuore, dall’altra stiamo navigando all’interno della nostra vulnerabilità, un mare in cui possono affiorare ricordi dolorosi, esperienze negative, paura di non piacere e di non essere all’altezza.
Se non ci prendiamo cura di queste paure (o non ne siamo consci e attribuiamo colpe inesistenti al partner) e non le attraversiamo, se non le condividiamo con il partner, il corpo parlerà a modo suo.
Nell’uomo con dolore genitale, difficoltà nell’ottenere o mantenere l’erezione, eiaculazione precoce o tardiva.
Nella donna con mancanza di eccitazione, infezioni o secchezza vaginali, infezioni alla vescica, incapacità di raggiungere l’orgasmo.
In questa fase l’unico reale problema che può manifestarsi è quando uno dei due partner non ha la capacità o la voglia di guardare più profondamente all’altro e a come la relazione possa rispecchiare qualcosa di cui non si è reso conto.
La chiave per attraversare anche questa fase e addentrarsi verso il livello tre, il livello dell’essenza, è comprendere le nostre paure, ascoltarle e individuare in quale punto del nostro corpo o sistema nervoso (che cosa si intende per sistema nervoso?) risiedono.
E con un atto di coraggio parlarne al proprio partner. L’intimità cresce e diviene più profonda quando impariamo a legittimare l’uno la vulnerabilità dell’altro. In questo modo anche la nostra sessualità andrà meglio.

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Terzo livello, l’essenza

Il terzo livello, rappresentato dal nucleo centrale, è costituito dall’essenza: la naturale vitalità, la sensibilità, la gioia, la tenerezza, la saggezza, la sessualità libera.
In questo livello siamo in grado di includere e celebrare qualsiasi cosa emerga mentre facciamo l’amore, qui c’è l’accettazione della vulnerabilità che consente di aprirci sessualmente. Le priorità nel vivere la sessualità diventano l’amore e la connessione piuttosto che la ricerca del piacere fisico.
Quando cominciamo a condividere le nostre paure e insicurezze sessuali, la fiducia in noi stessi e quella reciproca crescono.
Quando la fiducia in noi stessi aumenta e legittimiamo la nostra vulnerabilità, impariamo anche ad esprimere ciò di cui abbiamo bisogno. E quando l’amore e la fiducia crescono, si crea più spazio per includere quella passione e quella intensità che nei livelli precedenti ci spaventavano.
A questo punto l’orgasmo e l’eccitazione possono esserci o meno, la sessualità può essere più tranquilla o meno attiva, le disfunzioni sessuali possono presentarsi oppure no, ma non importa. Il partner non solo nutre pazienza e comprensione verso di esse ma permette loro anche di affiorare.
L’eccitazione può svanire a causa del profondo livello di intimità che si viene a creare ma viene sostituita da un nutrimento più grande dato dalla connessione e dalla presenza reciproca.
In questa fase il sesso può anche trasformarsi in un’esperienza più spirituale che fisica, il fare l’amore non diventa solo un’esperienza di condivisione ma anche di meditazione.

In cammino verso l’intimità e la sessualità

Imparare a far camminare insieme intimità e sessualità è un percorso, non sempre facile e immediato, ma molto importante per:

– Riconoscere quando usiamo il sesso come un modo per distrarre noi stessi dal sentire o dall’essere presenti alle nostre vulnerabilità.
– Dare ascolto e onorare i nostri bisogni sessuali, i nostri tempi e ad accogliere le nostre paure e insicurezze.
– Imparare a risolvere i conflitti emozionali dell’intimità che possono influenzare il nostro desiderio e l’esperienza stessa di fare l’amore.
Rispettare ed accogliere i tempi, le paure e le insicurezze dell’altra persona.
– Farsi carico di trovare il tempo per fare l’amore, lontano dalle tensioni della vita e dallo stress (clicca qui per leggere i sintomi da stress) della quotidianità.
– Divenire consapevoli che fare l’amore può essere un percorso spirituale che ci insegna cosa siano amore e meditazione.

Buon cammino.

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