L’ansia può manifestarsi in molti modi: risvegli notturni, incubi, sudorazione, pensieri continui, tachicardia, respiro corto, tensione muscolare, mandibola serrata, nausea, senso di allarme…
A volte sappiamo esattamente perché siamo ansiosi. Altre volte il corpo si attiva senza che riusciamo a trovare una ragione precisa.
Possiamo sentire ansia pensando a qualcosa che potrebbe accadere, attraversando un periodo di forte stress, vivendo lontani dal momento presente. E qualche volta l’ansia può essere il segnale di qualcosa che chiede attenzione: un’emozione, un bisogno, un conflitto, una parte di noi che stiamo mettendo da parte.
In questo articolo voglio guardare l’ansia da diversi punti di vista: come si manifesta nel corpo, il suo rapporto con la paura e il futuro, cosa possiamo incontrare sotto l’ansia e cosa può raccontarci del momento che stiamo vivendo.
E soprattutto voglio rispondere a una domanda molto concreta:
Cosa posso fare quando sento ansia?
Cosa trovi in questo articolo
- I sintomi fisici dell’ansia: come si manifesta nel corpo
- Perché mi sento così se va tutto bene?
- Ansia, paura e futuro: la mente che anticipa i problemi
- Cosa c’è dietro l’ansia? Le emozioni e i bisogni nascosti
- Il campanello d’allarme: quando l’ansia segnala che siamo fuori strada
- Cosa fare quando si ha l’ansia: strategie per tornare al presente
- Lavorare con l’ansia partendo dal corpo: Somatic Experiencing® e Metodo TRE®
I sintomi fisici dell’ansia: come si manifesta nel corpo
Quando pensiamo all’ansia pensiamo facilmente alla mente: preoccupazioni, pensieri ripetitivi, scenari negativi, paura che possa succedere qualcosa.
Ma l’ansia si sente anche, e spesso soprattutto, nel corpo.
Il respiro diventa più corto, il diaframma si contrae, sentiamo un peso nel petto. Il cuore può accelerare, compare la sudorazione, il caldo o il freddo improvvisi. La mandibola si stringe, spesso sentiamo un nodo alla gola. La digestione si fa più difficile, lo stomaco si chiude e non riusciamo a mangiare o, al contrario, lo riempiamo più del solito con il cibo anestetizzante. I muscoli del corpo si tendono, possiamo sentire dolore alla cervicale, alla schiena o in altre parti del corpo. Possiamo sentirci agitati, avere difficoltà a dormire o svegliarci già in uno stato di allerta.
A volte il corpo parte con i sintomi prima ancora che riusciamo a formulare un pensiero o a comprendere razionalmente cosa sta succedendo. Ed è proprio questo che può spaventare.

Perché mi sento così se va tutto bene?
Possiamo sapere perfettamente che va tutto bene e avere comunque il cuore che corre, lo stomaco chiuso o il respiro corto. Questo accade perché sapere di essere al sicuro e sentirsi al sicuro non sono esattamente la stessa cosa.
Il nostro Sistema Nervoso (cos’è il sistema nervoso?) impara dalle esperienze e può diventare particolarmente sensibile ai segnali di pericolo, fino ad attivarsi molto velocemente anche quando razionalmente non vediamo una minaccia. Per questo a volte dirci “calmati, non sta succedendo niente” serve a poco.
La mente può continuare a dirci che va tutto bene, ma è il corpo che ha bisogno di fare una nuova esperienza di sicurezza.
Ansia, paura e futuro: la mente che anticipa i problemi
L’ansia ci porta spesso nel futuro.
Cosa accadrà?
E se stessi male? E se mi lasciasse? E se non fossi capace? E se perdessi il lavoro? E se quella sensazione fosse qualcosa di grave?
L’evento che temiamo deve ancora accadere e a volte non accadrà affatto. Eppure il corpo può cominciare a prepararsi adesso a qualcosa che la mente teme possa accadere.
Perché la mente fa questo?
Per proteggerci. Anticipare ciò che potrebbe accadere ci permette di valutare le conseguenze delle nostre azioni, evitare alcuni problemi e prepararci alle difficoltà.
Da una parte è un atteggiamento sensato, dall’altra diventa faticoso quando trascorriamo molto tempo a prepararci a pericoli che esistono soprattutto come possibilità.
Che fare? Tornare al presente.
Il corpo vive in questo attimo, nel luogo in cui è adesso. La mente può vivere già domani.
E il corpo può reagire oggi a quello che la mente teme possa succedere domani.
Cosa c’è dietro l’ansia? Le emozioni e i bisogni nascosti
Quando incontro una persona che soffre d’ansia, mi interessa capire come si manifesta e quando compare. Ma mi interessa anche capire che cosa succede se smettiamo per un momento di occuparci soltanto dell’ansia.
Può esserci rabbia che abbiamo imparato a trattenere perché esprimerla ci spaventa.
Un dolore dal quale cerchiamo continuamente di allontanarci.
La paura di perdere qualcuno, di deludere, di essere giudicati.
Una parte di noi che si è sentita impotente di fronte a qualcosa di troppo grande.
Un bisogno che continuiamo a mettere da parte.
Un conflitto che cerchiamo di evitare.
Qualcosa che sappiamo di noi ma che continuiamo a non voler guardare.
Nel lavoro individuale una domanda che trovo utile è: “Se per un momento l’ansia potesse farsi da parte, cosa sentiresti?”
La risposta qualche volta apre una porta importante.

Il campanello d’allarme: quando l’ansia segnala che siamo fuori strada
C’è poi un altro modo in cui possiamo incontrare l’ansia. A volte compare in periodi nei quali stiamo vivendo molto lontani da quello che sentiamo.
Continuiamo una relazione che ci fa soffrire.
Facciamo un lavoro che da tempo sentiamo estraneo.
Diciamo sì mentre tutto dentro di noi vorrebbe dire di no (leggi l’articolo su come imparare a dire di No).
Ci adattiamo continuamente per evitare di deludere qualcuno.
Rimaniamo in situazioni che richiedono uno sforzo costante per essere sostenute.
Cerchiamo di essere la persona che pensiamo di dover essere.
E perdiamo progressivamente contatto con chi siamo.
In questi casi l’ansia può diventare anche un campanello d’allarme.
Può invitarci a guardare dove siamo, come stiamo vivendo, quanto spazio hanno i nostri bisogni e quanto le nostre scelte assomigliano ancora a noi.
Qui la domanda cambia. Da: “Come faccio a far passare l’ansia?” a: “Cosa sta cercando di dirmi?”
Qualche volta la risposta riguarda il sistema nervoso. Qualche volta riguarda una paura, qualche volta riguarda una scelta. E qualche volta riguarda il coraggio di riconoscere che una parte della nostra vita ha smesso di assomigliarci.

Cosa fare quando si ha l’ansia: strategie per tornare al presente
Quando arriva l’ansia, il primo impulso è spesso quello di mandarla via.
Possiamo provare un’altra direzione: tornare a quello che sta accadendo adesso.
Guardati intorno. Senti i piedi a terra, l’appoggio del corpo sulla sedia, lascia che lo sguardo incontri qualcosa di piacevole o semplicemente neutro. Poi porta l’attenzione al corpo.
Dove senti l’ansia?
Nella gola, nel petto, nello stomaco, nella mandibola? Com’è quella sensazione? È tensione, calore, pressione, vuoto, movimento?
E mentre senti quella parte, prova ad accorgerti anche del resto del corpo. Una zona più tranquilla, le mani, i piedi, la schiena appoggiata.
Poi puoi farti un’altra domanda: “Cosa sta succedendo dentro di me e nella mia vita in questo momento?”
Cosa mi preoccupa? Cosa sto cercando di controllare? Cosa sto trattenendo? Di cosa avrei bisogno?
E, qualche volta: Sto andando nella direzione che desidero davvero?
La risposta può arrivare subito oppure avere bisogno di tempo.
Se i sintomi sono nuovi, molto intensi o persistenti, è importante parlarne anche con il proprio medico per escludere eventuali cause fisiche. Quando invece l’ansia occupa molto spazio nella vita quotidiana, chiedere un aiuto professionale può essere un buon punto di partenza.
Lavorare con l’ansia partendo dal corpo: Somatic Experiencing® e Metodo TRE®
Lavorare con l’ansia per me significa partire dalla persona, da ciò che sente e da quello che sta vivendo.
A volte esploreremo la capacità del corpo di ritrovare sicurezza. Altre volte incontreremo un’emozione che chiede spazio. Altre ancora scopriremo che l’ansia sta accompagnando un momento della vita nel quale qualcosa ha bisogno di cambiare.
Con Somatic Experiencing® lavoriamo sull’esperienza che sta avvenendo nel momento presente: sensazioni, impulsi, risorse, confini, attivazione e capacità del sistema nervoso di ritrovare maggiore regolazione.
Con il Metodo TRE® utilizziamo esercizi corporei che favoriscono l’attivazione del tremore neurogeno, un meccanismo fisiologico che coinvolge il corpo e può accompagnare un lavoro di rilascio delle tensioni.
Il punto di partenza rimane la persona, la sua storia, il vissuto, il corpo, il momento che sta attraversando e, qualche volta, quella parte più profonda che la richiama verso ciò che sente autentico per sé.
Perché dietro la parola ansia possono esserci esperienze molto diverse.
E una domanda interessante rimane questa: se invece di chiederle continuamente di andarsene provassimo, almeno per un momento, ad ascoltare cosa ha da dirci?
Se ti sei riconosciuto in qualcosa che hai letto, raccontami nei commenti quale parte ti ha colpito di più.
Se invece desideri approfondire, possiamo incontrarci e partire proprio da lì: da come l’ansia si manifesta in te e da quello che sta cercando di raccontarti.
