Relazione con un partner evitante: attesa, ansia e bisogno di chiarezza

partner evitante

Come l’evitamento impatta la relazione di coppia

La relazione di coppia è fatta da due persone e spesso le due persone hanno ritmi diversi.
C’è chi entra in relazione con entusiasmo offrendo stabilità e continuità. C’è chi invece non riesce ad essere costante e a un certo punto sente il bisogno di rallentare o interrompere la connessione creata.
Quando accade questo, la relazione inizia ad avere un ritmo discontinuo ed oscillare tra avvicinamento e distanza. Questa dinamica viene chiamata evitamento e coinvolge attivamente anche il partner che resta presente e in attesa, affaticando entrambi.

Che cos’è l’evitamento?

Quando un bambino si avvicina alla propria figura di accudimento / riferimento per essere visto, contenuto o accolto e trova distanza, freddezza o non disponibilità (fisica o emotiva o affettiva o neurofisiolofica), impara a non farlo più.
È così che nasce l’evitamento: come protezione.
Quel bambino, diventato adulto, potrebbe evitare un certo livello di connessione nella relazione di coppia perché troppa vicinanza può attivargli la paura di essere invaso, travolto o di perdere sé stesso.
Allora si allontana per proteggersi, per respirare, ritrovare confini e orientarsi dentro ciò che sta sentendo.

In questo articolo racconto la storia di Filippo e Giulia, una coppia che ho accompagnato in un percorso di conoscenza reciproca al fine di instaurare un equilibrio rispettoso dei ritmi di entrambi e poter vivere la relazione in modo armonioso.
La loro vicenda mostra cosa accade quando l’evitamento entra nella relazione e come questo movimento influenzi chi lo vive dall’altra parte e resta in attesa.


In questo articolo troverai i seguenti argomenti:


Relazione di coppia, tra evitamento e attesa: Filippo e Giulia

Quando Filippo conosce Giulia si sente bene con lei. Si divertono insieme, sentono sintonia reciproca, le conversazioni scorrono piacevolmente e la voglia di viversi aumenta.
Filippo si apre senza sforzo e Giulia sente la sua presenza.
Le piace come lui entra nella relazione: con interesse e con calore.


I ritmi diversi nella relazione: quando uno si avvicina e l’altro si allontana

Dopo qualche settimana, qualcosa cambia. Filippo invia qualche messaggio in meno, diminuisce i cuori sui social, torna alla sua routine settimanale tra sport, amici e hobby personali.
Giulia vorrebbe condividere esperienze e continuare a vivere la connessione che si era creata fin dal primo istante. Si chiede se ha sbagliato qualcosa, se Filippo possa aver cambiato idea, se si stia stancando o se ci sia qualche interferenza esterna.
Ogni domanda cerca una risposta che Filippo non sa dare.


Il vissuto di chi si ritira

Filippo evita il confronto, minimizza e normalizza. E’ abituato a prendersi i suoi spazi e a non comunicare, in fondo si gestisce da solo fin da bambino. Ora non comprende perchè gli si chieda di rendere conto. Scambia la richiesta di condivisione e comunicazione con controllo e pressione.
Per lui la distanza che pone è semplicemente un modo per riprendere fiato e recuperare spazio.
Filippo vive la distanza come una necessità personale.


Il vissuto di chi resta in attesa

Giulia percepisce allontanamento e questo le pesa, le crea confusione, attesa e sensazioni sospese.
Giulia risponde a Filippo – che le dice di non voler affrettare i tempi – che avevano iniziato a correre insieme, come spesso accade nei primi momenti di una relazione e fatica a capire perché ora Filippo stia frenando.
Si sente ferita e messa in disparte ogni volta che Filippo toglie presenza alla relazione.
Lei lo sente, avverte quando lui è connesso a lei e quando si disconnette.
Questa alternanza tra on e off, tra “ci sono” e “non ci sono”, la sta svuotando. E inizia a chiudersi.


L’altalena

Filippo avverte che Giulia si sta spegnendo, vuole recuperare terreno e quando si ritrovano, tutto torna fluido.
Filippo è di nuovo presente e attento. Giulia si rilassa e la relazione riparte. Ma dura poco.
Non appena cresce la richiesta di continuità (che sia palesata o no), Filippo si allontana di nuovo.

È Giulia che mi contatta e prenota una sessione di coppia.
Giulia vive un’altalena: avvicinamento e distanza, presenza e silenzio, il tutto crea instabilità e insicurezza.
Da qualche tempo si sente insicura e agitata. I pensieri corrono, chiedono rassicurazioni e conferme. Sente il bisogno di capire cosa stia accadendo e di ritrovare calma dentro di sé.
Lo stile relazionale di Filippo le crea ansia.


Come l’evitamento impatta la coppia

Nelle dinamiche di coppia l’evitamento non riguarda una sola persona. È un movimento che coinvolge entrambi: chi si ritira per proteggersi e chi resta in attesa cercando continuità.
Nel tempo questa intermittenza può generare sfiducia e fatica. Ogni volta che uno dei due si allontana senza spiegazione, l’altro riempie il vuoto con pensieri, interpretazioni e domande.
La coppia entra così in un ciclo che non ha un colpevole: è un incontro tra bisogni diversi che non hanno ancora trovato un linguaggio comune.


Il punto di svolta: imparare a parlare dei propri bisogni

Filippo non si rendeva conto del suo modo di stare in relazione. Per lui era normale stare così: entrare quando si sentiva pronto e prendere spazio quando ne aveva bisogno.
Non considerava l’impatto che questo avesse su Giulia.

Il punto di svolta arriva in una seduta quando Filippo dice a Giulia: “Per me allontanarmi è un bisogno. Ma ora comprendo che per te possa essere doloroso”.
Giulia lo guarda, si dà il permesso di piangere e sente di non essere più sola con le sue domande.

In quel momento la coppia si incontra davvero. Per la prima volta Giulia e Filippo parlano dei loro bisogni, dei loro ritmi e del modo in cui ognuno incide sull’altro.
Cercano comprensione invece che ragione.


Respirare insieme nella relazione

Da qui iniziano a camminare con un nuovo passo. Filippo impara a comunicare i propri movimenti invece di farli e basta. Giulia impara a sentire che l’allontanamento non è un abbandono ma un modo diverso di relazionarsi e tornare a se stessa.

Nella relazione la presenza passa dal riconoscere il proprio impatto sull’altro.
In questo modo la coppia smette di oscillare e trova un ritmo che sostiene entrambi.
La relazione cresce quando i bisogni diventano visibili e quando il ritmo di uno incontra il ritmo dell’altro.
Ogni percorso passa dal diventare consapevoli delle proprie ferite, del modo di funzionare, dei desideri e dei bisogni propri e altrui.

Quando una coppia inizia a riconoscere questi movimenti, tutto diventa più chiaro e semplice.
Il dialogo prende il posto dei fraintendimenti e ognuno può raccontare il proprio modo di stare nella relazione.
Le sedute di coppia offrono uno spazio dove farlo con calma: c’è tempo per tradurre i gesti, mettere ordine tra i bisogni e ascoltare l’effetto che ognuno ha sull’altro.
La dinamica evitante (così come altre dinamiche) trova così un contesto in cui essere vista e compresa e la relazione può evolvere perché entrambi iniziano a vedersi davvero.


Un percorso possibile: lavorare insieme

Se ti sei riconosciuto/a in questa dinamica, sappi che non sei solo e non sei sola.
Vivere una relazione con ritmi diversi può creare fatica, confusione e domande.
Esplorare ciò che accade dentro di te e dentro la relazione aiuta a ritrovare continuità e presenza, un passo alla volta.

Nel mio lavoro utilizzo strumenti somatici e relazionali per accompagnarti a portare chiarezza nei movimenti, riconoscere i tuoi bisogni, dare voce al tuo ritmo e sentirti più centrato/a nelle relazioni.

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